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Altroconsumo, integratori dimagranti: solo 1 su 30 è in regola

 Le indicazioni ingannevoli o le irregolarità in etichetta riguardano l’80% dei prodotti acquistati.

Con l’arrivo della bella stagione e l’avvicinarsi della prova costume, sono tante le persone che decidono di rimettersi in forma. Oltre alle classiche diete e all’attività fisica, ci sono consumatori che si affidano anche agli integratori alimentari che promettono effetti dimagranti. Quando si decide di approcciarsi a questo tipo di acquisti, risulta fondamentale porre attenzione alle informazioni dichiarate dei produttori, in quanto è possibile trovare articoli non conformi alla legge o privi di indicazioni veritiere e complete, specialmente quando si tratta di acquisti online. 

Altroconsumo, al fine di aiutare il consumatore ad orientarsi e fare una scelta consapevole nel mondo dei prodotti dimagranti, ha effettuato un’indagine acquistando online, tra luglio e agosto 2021, 30 integratori e prodotti per dimagrire, analizzandoli in laboratorio, al fine di verificare al loro interno la presenza di possibili sostanze farmacologiche, illegali in questo tipo di prodotti, ma che potrebbero essere inserite intenzionalmente in modo da rendere questi prodotti efficaci nel dimagrimento. In seguito alle verifiche effettuate, Altroconsumo ha segnalato le irregolarità rilevate al Ministero della Salute e alle piattaforme online dei venditori. Durante l’analisi è emerso che l’80% dei prodotti non rispetta le regole sull’etichettatura e alcuni contengono anche farmaci o sostanze pericolose.

Sui 30 prodotti presi in esame, solo 1 è risultato completamente in regola a livello di composizione e di dichiarazione sull’etichetta. Risulta che 5 prodotti su 30 presentano irregolarità negli ingredienti o nella presentazione del prodotto. Per esempio, 1 contiene un farmaco con anfetamina e un estratto vegetale vietato per legge, 2 contengono un principio attivo che si utilizza per la pelle e che non andrebbe ingerito. Di questi due, uno non si definisce integratore, ma è ambiguamente commercializzato come prodotto per massaggi. Altri due prodotti non contengono le sostanze attive dichiarate in etichetta, ma solo gli eccipienti.  

Nota metodologica:

Altroconsumo, durante l’indagine, ha acquistato online, tra luglio e agosto 2021, 30 integratori e prodotti per dimagrire, analizzandoli in laboratorio al fine di verificare al loro interno la presenza di possibili sostanze farmacologiche, illegali in questo tipo di prodotti, ma che potrebbero essere inserite intenzionalmente in modo da rendere questi prodotti efficaci nel dimagrimento. È stato inoltre verificato che l’etichettatura rispettasse le norme previste per legge e le indicazioni fornite sulla composizione del prodotto.  Gli integratori sono stati acquistati da piattaforme come Amazon, eBay, Alibaba/Aliexpress e Wish, che mettono in vendita prodotti provenienti da paesi esteri, anche extra Ue. I prodotti acquistati, per poter essere commercializzati in Italia, devono sempre e comunque rispettare le normative del Paese, anche se provengono dall’estero.

 

 

Celiachia, individuati nuovi biomarker per una diagnosi non invasiva

Un team di ricercatori italiani, coordinati dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, è riuscito a individuare tre nuovi biomarker, che consentono di scoprire la celiachia con un esame del sangue e delle urine. Una scoperta che, secondo gli autori dello studio, potrebbe evitare, soprattutto per i bambini, l’esecuzione di esami invasivi come endoscopie e biopsie intestinali per la diagnosi di celiachia.

I nuovi biomarker sono microRNA (miRNA), ossia piccole molecole endogene di RNA non codificanti, che svolgono ruoli importanti in diversi processi biologici e rappresentano una nuova classe di potenziali biomarcatori di malattie. Poiché i miRNA sono presenti nei fluidi biologici (come plasma, saliva, urina) offrono l’opportunità di individuare le patologie con esami non invasivi.

“Le implicazioni del nostro studio – scrivono gli autori – sono ampie sia in campo clinico che diagnostico: potrebbe aiutare ad abbreviare i tempi di diagnosi, evitare biopsie ai pazienti e introdurre sul mercato nuovi kit diagnostici. Da un punto di vista sanitario ed economico, l’utilizzo di miRNA circolanti potrebbe essere di primaria importanza per ridurre i costi delle diverse analisi (sierologiche e genetiche), eseguire più esami diagnostici ed essere più precisi nella diagnosi di malattia celiaca pediatrica.”

 

Cellulite: combattila al mare

La maggioranza degli italiani trascorre le proprie vacanze al mare. In generale, i benefici per la salute durante le vacanze, sono molteplici: riposo, rilassamento, divertimento, ma chi va al mare può godere di qualche beneficio in più grazie alle naturali proprietà dell’acqua marina, alle opportunità motorie che la spiaggia offre e, non ultime, le opportunità alimentari che si presentano. In particolare, le donne che hanno problemi di cellulite o vogliono prevenire la PEFS (pannicolopatia-edemato-fibrosclerotica), possono unire al divertimento delle vacanze rimedi utili ed efficaci per combattere la cosiddetta buccia d’arancia, l’inestetismo che colpisce circa l’80-90% del gentil sesso fin da giovanissime. I benefici del tempo trascorso al mare sono noti fin dall’antichità e, da più di un secolo, riscoperti e utilizzati per la cura di varie patologie in particolare con l’impiego della talassoterapia. Gli stabilimenti talassoterapici offrono trattamenti utili a combattere la cellulite a partire dall’idroterapia scoperta dal reverendo Sebastian Kneipp intorno al 1850, fino a trattamenti con alghe, sabbia e altre proprietà marine. Al mare vi sono “rimedi naturali” che ogni donna può mettere in pratica per combattere la cellulite: l’acqua marina, il sole, il pescato, la sabbia e le molte possibilità di attività motoria rendono la vacanza al mare un’ottima opportunità per la nostra salute.

L’acqua marina: benefici

È composta mediamente per circa il 96% d’acqua e il 4% di sali minerali, la salinità dell’acqua dipende da quanti minerali sono disciolti nel mare, negli oceani è meno salata e nei mari come il Mediterraneo lo è di più, fino ad aumentare nei mari chiusi e raggiungere il massimo nel mar Morto dove la salinità, in profondità, raggiunge circa il 38%.

Nell’acqua marina vi sono 92 sostanze, i sali minerali e gli oligoelementi in essa disciolti sono utili alla nostra pelle, la rendono più resistente, pulita e disinfettata, per questo sono un toccasana per molti disturbi come la psoriasi, la dermatite seborroica e l’acne, oltre ad incidere sul contrasto della cellulite.

Il minerale più presente è il sodio (40% del sale da cucina) che se ingerito in quantità eccessive favorisce la ritenzione idrica e la formazione di cellulite, ma quando è sciolto in acqua favorisce il drenaggio e lo smaltimento di scorie e liquidi in eccesso per via dell’osmosi.

L’attività motoria in mare, e i minerali disciolti, hanno funzioni importanti per combattere alcune cause che concorrono a formare la cellulite. Infatti, gli esercizi eseguiti in mare producono un micromassaggio in superficie che favorisce la microcircolazione periferica che, quando è insufficiente, è uno dei fattori che provocano la cellulite così come il cattivo funzionamento del sistema linfatico che non riesce ad eliminare i rifiuti cellulari, sistema importantissimo per la salute in generale che si mantiene “attivo” con l’attività fisica, una ragione in più per muoversi al mare.

Il sole: benefici e controindicazioni

I raggi del sole sono benèfici se ci si espone ad essi con intelligenza.

Sintetizzano la vitamina D, che ha un’enorme importanza per la nostra salute, non solo per le ossa, donano buon umore, asciugano le pelli più grasse rendendole più compatte e l’abbronzatura dona un aspetto più sano.

I raggi UV diventano pericolosi e dannosi per la nostra pelle (non solo per le probabili scottature, ma soprattutto perché favoriscono l’insorgere del melanoma) nelle ore più calde, per questo è necessario non esporsi a lungo e soprattutto adottare una crema filtro solare adeguata al proprio fototipo.

Il sole può scaldare il nostro corpo e darci la possibilità di fare abluzioni benefiche, in contrasto con l’acqua di mare più fredda, che favoriscono la circolazione periferica.

I prodotti del mare: iodio

Lo iodio è un minerale molto importante per tantissime funzioni ed in particolare favorisce il buon funzionamento della tiroide, perché è un componente necessario per produrre gli ormoni che incidono sul buon funzionamento del metabolismo, riducendo la possibilità della formazione di ristagni adiposi che incidono sulla cellulite.

Lo iodio disciolto nell’acqua di mare che viene a contatto con la pelle non è assorbito e la quantità che si respira nell’aria di mare è ininfluente.

Lo iodio si assume con la dieta e la maggiore quantità è contenuta nella carne dei frutti di mare, nei crostacei, nei molluschi, nei pesci, oltre che nelle piante marine come alcune alghe commestibili ma anche nei vegetali e nel latte e derivati.

Lo iodio si utilizza anche in trattamenti topici che è consigliabile fare in centri specializzati e talassoterapici: impacchi di alghe, fanghi ecc.

In alcune persone l’uso di iodio topico o ingerito con integratori può dare reazioni avverse, come eccessivo nervosismo, prurito e altre ancora.

La sabbia: esfogliazione

Le sabbiature, utilizzate in passato per alleviare dolori reumatici ecc., sono un’ottima pratica per due principali motivi:

la pelle a contatto con la sabbia perde parte delle cellule morte facilitando il ricambio cellulare (una specie di peeling naturale); il calore della sabbia produce vasodilatazione che favorisce la circolazione del sangue, pratica utile per combattere la cellulite (non è consigliata alle persone che soffrono di disturbi vascolari degli arti inferiori) in particolar modo, se a pelle calda ci si immerge per qualche minuto nell’acqua fredda del mare favorendo così la spinta del sangue verso i capillari, esercizio che potrete fare anche molte volte.

Consigli pratici: attività in acqua

Le ore più indicate sono al mattino quando l’acqua non è ancora calda e il sole non troppo alto, tra le 7 e le 10.

Immergersi fino all’ombelico o alla vita.

Camminare ad intensità moderata, spingendo le gambe in avanti forzando la pressione dell’acqua.

La durata della camminata deve essere di almeno 40 minuti continuativi, se ci si stanca le pause debbono essere brevi (1-3 minuti). Si può prolungare la camminata anche per 1 o 2 ore se le condizioni fisiche lo permettono.

L’esercizio può essere eseguito dopo circa 2 ore dalla colazione o prima se il pasto non è stato abbondante. Se si ha l’energia necessaria può essere eseguito anche a digiuno.

Consigli pratici: alimentazione

In ogni caso, e tutto l’anno, la corretta alimentazione dona benessere e previene importanti malattie. Seguite quindi le linee guida e i consigli per l’equilibrata alimentazione femminile. Nel periodo che trascorrerete al mare mangiate pesce tutti i giorni alternando frutti di mare, molluschi e pesci grassi come sardine, alici, sgombri, salmone, perché contengono maggiori quantità di iodio oltre ai benèfici grassi omega3 e alle proteine ad alto valore biologico indispensabili per la formazione del collagene, la principale proteina del tessuto connettivo.

Mangiate 3 porzioni di frutta al giorno (ogni porzione deve avere il volume del vostro pugno) per l’apporto di antiossidanti alcuni dei quali, come i flavonoidi e la vitamina C aiutano a rafforzare le pareti dei vasi sanguigni limitando la fuoriuscita dei liquidi, causa di ritenzione idrica. Preferite quella ricca in vitamina C come kiwi, fragole, lamponi, more, ciliegie e quella ad alto contenuto di potassio (un minerale che aiuta a contrastare la ritenzione idrica) come kiwi, banane, melone estivo, albicocche, cocomero, fichi.

Consumate a pranzo e cena una porzione di verdura variando i colori e privilegiando i pomodori crudi ricchi di vitamina C , le verdure a foglia verde scuro e condite con olio extra vergine d’oliva.

A colazione preferite i cereali e il pane integrali, oltre a muesli, fiocchi di soia, avena e sempre una porzione di latte o yogurt.

A pranzo e cena preferite pasta, pane e riso integrali, patate.

Non dimenticate di mangiare almeno 3-4 volte a settimana i legumi anch’essi ricchi in potassio.

Bevete molta acqua frazionandola durante tutta la giornata, almeno 2 litri.

Evitate di mangiare salumi e raramente gli affettati.

La cellulite è dovuta a varie alterazioni dell’organismo, alcune delle quali più importanti di altre; il sovrappeso e l’obesità sono certamente fattori importanti a causa dell’aumento dei grassi di deposito dovuti principalmente alla scorretta alimentazione e, tra le altre cause, quella più frequente è consumare meno calorie di quante se ne introducano non tenendo conto del bilancio energetico. L’altro fattore importante per combattere la cellulite è lo stile di vita che è rappresentato soprattutto da un’alimentazione ricca di antiossidanti e nutrienti protettivi e da una adeguata attività fisica. Infatti, anche la cellulite rappresenta una modificazione del funzionamento cellulare, così come l’invecchiamento precoce.

 

Come eliminare la cellulite: dieta e attività fisica

 

Cellulite o pannicolopatia?

La cellulite è una condizione che interessa il derma, lo strato della pelle situato sotto l’epidermide, e si sviluppa prevalentemente su cosce, glutei e addome superiore. Colpisce più frequentemente le donne in età fertile, indipendentemente dal fatto che siano in sovrappeso o obese, e di rado interessa gli uomini, anche se, in alcuni casi, può comparire (sempre su pancia, cosce e glutei) se vi è una diminuzione dei livelli di androgeni (ormoni sessuali maschili).

Il termine “cellulite” è tuttavia spesso usato impropriamente. La “cellulite” identifica un’infiammazione, mentre la denominazione più appropriata è “pannicolopatia”. Più che un’infiammazione si tratta, infatti, di un’alterazione del pannicolo sottocutaneo favorita da un ristagno dei vasi sanguigni e linfatici.

L’evoluzione di questa “pannicolopatia” passa attraverso un aumento dei liquidi interstiziali, cioè i liquidi che si trovano tra le cellule dei tessuti e che hanno la funzione di mediare gli scambi con i vasi sanguigni, una carenza di ossigeno delle cellule adipose (grasso), una dissociazione dei setti sottocutanei, una riduzione di elasticità e spessore della pelle e, alla fine, uno stato di fibrosi cicatriziale.

La conseguenza sono le tipiche modificazioni della cute a buccia d’arancia, la diminuzione della temperatura cutanea, smagliature e dolore o fastidio (maggiore sensibilità) alla pressione.

Cause e fattori di rischio della cellulite

La causa della cellulite è ancora oggi oggetto di ricerche, probabilmente è dovuta a un insieme di fattori, come: l’ereditarietà genetica, le alterazioni ormonali, le alterazioni del microcircolo venoso e linfatico, alimentazione non equilibrata, scarsa attività fisica (o attività fisica assente).

Considerando l’importanza dei ristagni venosi e linfatici nel favorire la comparsa della cellulite, i fattori di rischio e le abitudini che andrebbero evitate per limitare l’evoluzione della cellulite sono:

l’eccessiva assunzione di sale, alcool e cibi zuccherati, l’accumulo di grasso (tessuto adiposo) sottocutaneo, il fumo, poiché provoca ipossia tessutale, cioè carenza di ossigeno a livello dei tessuti, la sedentarietà, poiché favorisce la stasi linfatica.

Cellulite e peso

Un’alimentazione sana ed equilibrata e la pratica della regolare attività fisica non impediscono con certezza lo sviluppo della cellulite, tant’è che l’effetto di una dieta ipocalorica sulla pannicolopatia è ancora oggetto di dibattito. Tuttavia, sono condizioni che sicuramente aiutano a contrastare l’inestetismo.

È stato osservato che la perdita di peso è raramente seguita dalla riduzione della cellulite, anzi. È ben noto che la pelle, dopo una perdita di peso importante, aumenta il suo rilasciamento (lassità) e questo può influire negativamente, mostrando in modo ancor più evidente le antiestetiche fossette di cellulite. Per questo motivo, il calo di peso dovrebbe essere graduale e non troppo rapido, proprio per non favorire la lassità dei tessuti cutanei.

Attività fisica e cellulite

Bisogna dire in modo chiaro che la cellulite non potrà mai essere eliminata completamente. Tuttavia, la combinazione di una dieta sana e dell’esercizio fisico ridurrà lo strato di grasso sotto la pelle, rendendo meno evidente la cellulite. L’attività fisica praticata con continuità non solo aiuta ad evitare l’accumulo di tessuto adiposo, ma migliora anche il tono muscolare. Gli esercizi specifici per migliorare la circolazione delle gambe aiutano l’eliminazione delle scorie, la ritenzione dei liquidi e mantengono la pelle e il tessuto connettivo più sani.

Cibi da evitare per la cellulite

L’errore principale, quando si ha la cellulite, è spesso il bere poca acqua durante la giornata. La corretta idratazione prevede, infatti, il consumo di 8-10 bicchieri di acqua al giorno (che corrispondono a circa 1.5-2 litri). Alcuni sostengono che le acque oligominerali rispetto a quelle mineralizzate contrastino meglio la cellulite: si tratta di una fake news, poiché ciò che è importante è il volume giornaliero di acqua assunto, più che la sua qualità. Di conseguenza, è bene evitare cibi che causano ritenzione idrica, favorendo il ristagno linfatico e venoso, come:

Sale. È consigliabile ridurre al minimo il sale aggiunto alle pietanze per insaporirle (es. nell’acqua di cottura della pasta, nell’insalata, nelle verdure, etc.), poiché è un’importante fonte di sodio, elemento con un ruolo primario nella distribuzione dei liquidi corporei (un suo eccesso favorisce il ristagno dei liquidi). Al posto del sale, è possibile utilizzare le spezie.

Cibi in salamoia, poiché estremamente ricchi di sale.

Legumi, pomodori pelati, zuppe, carni, tonno ed altri alimenti in scatola, a causa del loro alto contenuto di sodio previsto per la conservazione.

Insaccati come salsiccia, salame, coppa, etc. a causa del loro elevato contenuto di sale previsto nei processi di lavorazione, stesso concetto per il pesce affumicato sottovuoto.

Merendine confezionate, margarine, creme spalmabili, hamburger e patatine fritte o altri cibi tipici dei fast-food (junk food), pizzette e focacce etc., perché in questi alimenti vi possono essere elevate concentrazioni di grassi saturi trans, dannosi per il tessuto vascolare e la circolazione sanguigna.

Zucchero aggiunto (bianco o di canna, miele, sciroppi, etc.), sia quello presente in alimenti e bevande industriali e/o artigianali, sia quello aggiunto agli alimenti fatti in casa. Cola, tè freddi, succhi di frutta dessert, caramelle, sciroppi aromatizzati, cioccolata al latte , etc. Questi alimenti possiedono un elevato contenuto di zuccheri semplici che, se consumati in eccesso, possono determinare un incremento di peso. È bene abituarsi a non bere bevande zuccherine e a non aggiungere zucchero nel tè o caffè della giornata. D’estate attenzione a granite e ghiaccioli: sembrano placare la sete sul momento, ma in realtà la fanno aumentare, aumentando anche il fabbisogno di acqua.

Alcool, inclusi vino e birra, in quanto ricco di calorie vuote.

Una dieta sana può migliorare la pelle e il tessuto connettivo rendendoli più forti, più sani e più elastici. Rimanere idratati e mangiare bene eviterà quindi la ritenzione idrica che esacerba la comparsa della cellulite.

Cibi anticellulite

Va subito detto che non esiste una vera e propria dieta anticellulite, ma se proprio volessimo definirne una adatta, potremmo usare tre parole chiave per descriverne i capisaldi: idratazione, varietà, freschezza .

Per combattere la cellulite occorre consumare:

Acqua, almeno 1,5-2 litri al giorno. Come detto precedentemente, l’idratazione è fondamentale per un buon funzionamento del sistema vascolare. Molti pensano che, bevendo di più, i liquidi vengano trattenuti maggiormente quando c’è un problema di ritenzione idrica; invece, è proprio grazie ad una corretta idratazione quotidiana che stimoliamo il fisiologico meccanismo di eliminazione delle tossine. Per raggiungere una corretta idratazione si possono bere anche tè, tisane e infusi non zuccherati o anche 1-2 tazzine di caffè amaro al giorno, poiché la caffeina aumenta la diuresi.

Verdura cruda o cotta, almeno una porzione ad ogni pasto. Preferire peperoni e pomodori (crudi), radicchio, lattuga, etc., poiché ricchi di vitamina C, le verdure di colore rosso-arancione (come zucca e carote) per il loro elevato contenuto di betacarotene e le verdure viola-blu per gli antociani e i bioflavonoidi . I broccoli , invece, contengono l’acido alfa lipoico che aiuta a mantenere elastico e tonico il collagene dei tessuti cutanei e a contrastare la cellulite, mentre agli asparagi vengono riconosciute grandi proprietà diuretiche per l’alto contenuto d’acqua. Anche altre verdure ricche di acqua, come finocchi, carciofi, cetrioli o sedano, favoriscono la diuresi e possono essere consumati anche come estratti. Attenzione a non condire le verdure con troppo sale, olio o altre salse grasse.

Frutta. Consumarne tre porzioni al giorno preferibilmente con la buccia (naturalmente se commestibile e ben lavata). Privilegiare i frutti di color rosso-blu, come mirtilli, ribes e more, ricchissimi di antociani (particolarmente utili per il microcircolo), oppure l’ananas poiché grazie al contenuto di bromelina, un enzima che svolge un’azione antinfiammatoria, favorisce l’eliminazione dei liquidi. Arance, mandarini, limoni e agrumi in generale (in particolare il pompelmo rosa perché anche ipocalorico), oppure fragole e kiwi, perché sono frutti ricchi di vitamina C. Consigliati anche melone e melograno, poiché contengono ottime dosi di betacarotene, infine l’anguria che è ricchissima di acqua. L’importante è non superare i 450-500 g di frutta al giorno per non rischiare l’eccesso di fruttosio, lo zucchero della frutta.

Pesce, importante fonte di iodio e acidi grassi polinsaturi Omega 3. Questi grassi migliorano l’elasticità delle membrane delle cellule, comprese quelle vascolari, e hanno effetti antitrombotici per il microcircolo. Preferire quello azzurro, di piccola taglia e dei nostri mari, anche 3-4 volte a settimana.

Carni bianche, come pollo e tacchino, eventualmente da marinare nel limone.

Frutta secca a guscio, come noci o mandorle e semi per il loro elevato contenuto in Omega 3.

Spezie, erbe aromatiche, succo di limone o aceto a bassa acidità per insaporire gli alimenti riducendo il consumo di sale. Il peperoncino, in particolare, grazie alla presenza di capsaicina, sembra migliorare la circolazione periferica.

Alimenti integrali come riso integrale, pasta integrale, pane integrale etc., che riducono il picco glicemico. Come pane, preferire quello tipo toscano (senza o con poco sale).

Integratori per circolazione e cellulite

Alcuni integratori (con estratti di betulla, pilosella, tarassaco, bromelina, o a base di caffeina) possono essere utili coadiuvanti in un percorso di trattamento globale della cellulite per la naturale azione drenante/diuretica e lipolitica. Tuttavia, se assunti da soli, l’efficacia resta purtroppo limitata.  Avendo un’origine edematosa, vale a dire una ritenzione di liquidi nel pannicolo adiposo superficiale, la cellulite risponde in fase iniziale a tutte le terapie in grado di favorire la circolazione linfatica e lo svuotamento dei ristagni liquidi degli arti.

 

Con cibi light non sempre stai leggero: fanno mangiare di più

Se per dimagrire si opta per i cibi “light”, il risultato potrebbe essere peggiore di quanto sperato, infatti uno studio pubblicato sulla rivista Appetite mostra che scegliendo i cibi light si finisce per mangiare di più, proprio perché cullati dall’idea di mangiare leggero. Condotto presso l’Università di Maastricht, lo studio ha coinvolto un gruppo di quasi 40 individui cui è stato chiesto di mangiare in due sessioni differenti esattamente la stessa insalata di pasta.

La prima volta i volontari sapevano che si trattava di una pietanza ‘light’, la seconda volta la stessa pietanza non era presentata come leggera. In entrambe le occasioni i volontari potevano mangiarne a piacimento, quindi decidere autonomamente le quantità da mangiare. Ebbene, è emerso che quando il piatto è etichettato come ‘light’, i partecipanti ne mangiano di più rispetto a quando lo stesso identico piatto non aveva l’etichetta di leggero. In media ne consumano fino a 59 grammi in più pari a 81 calorie in più.

 

L’ecosistema intestinale e il benessere complessivo dell’ospite

 

Nel nostro organismo il numero di cellule umane sta al numero di microorganismi in un rapporto di circa 1:1. Tra i due vi è una relazione simbiotica (entrambi  traggono beneficio reciproco) che dura da migliaia di anni.

Il microbiota, così viene definito l’insieme di tutti i batteri, oltre a funghi, parassiti e virus che popolano l’intestino, offre molteplici benefici all’ospite, come il rafforzamento dell’integrità o il rimodellamento dell’epitelio intestinale, l’assorbimento di energia da parte dei nutrienti, la protezione contro i patogeni e la regolazione della risposta immunitaria.  Queste funzioni sono esplicate in “normobiosi”, una condizione nella quale i microrganismi con potenziali benefici per la salute predominano in numero su quelli potenzialmente dannosi.  Tuttavia, esiste la possibilità che questi meccanismi vengano interrotti, e in questi casi parliamo di “disbiosi”, ovvero alterata composizione del microbiota.

La composizione, la diversità e le capacità funzionali del microbiota raggiungono la loro maturità dopo circa 2,5 anni di vita, ma, sebbene in età adulta la composizione del microbiota intestinale sia relativamente stabile,  fattori quali infezioni, stress cronico, stile di vita non salutare, terapie farmacologiche prolungate o errate e, soprattutto, una dieta malsana, possono perturbare  il suo equilibrio.

In condizioni fisiologiche tra il microbiota e l’ospite vi è una perfetta relazione simbiotica, il microbiota, infatti, influenza ed è influenzato dall’ospite a livello molecolare e biochimico. L’ospite influenza il microbiota nella composizione, garantendogli la giusta fonte di carboidrati attraverso le fibre alimentari, gli oligosaccaridi e il muco intestinale; condiziona le dinamiche delle comunità batteriche attraverso gli acidi biliari,  promuovono la germinazione delle spore e facilitano il recupero del microbiota dopo disbiosi indotta da antibiotici o tossine; inoltre, attraverso le proteine del sistema immunitario, l’ospite influenza la stratificazione e la compartimentalizzazione dei batteri e impedisce loro di  invadere i tessuti adiacenti.

A sua volta, il microbiota attua a favore dell’ospite la produzione di diversi elementi indispensabili al mantenimento dell’omeostasi: gli SCFA (short-chain fatty acid), metaboliti coinvolti nella regolazione di processi cellulari come l’espressione genica, la chemiotassi, il differenziamento, la proliferazione e l’apoptosi; la vitamina B12  che non può essere sintetizzata da animali, piante o funghi; il folato, vitamina coinvolta nei processi metabolici vitali dell’ospite come la sintesi e la riparazione del DNA, la vitamina K, la  riboflavina, la biotina, l’acido nicotinico, l’acido pantotenico, la  piridossina e la tiamina.

Il microbiota svolge anche funzioni dirette come la biotrasformazione degli acidi biliari che non vengono automaticamente riassorbiti. Inoltre, la sua presenza nel tratto gastrointestinale influenza la colonizzazione dei patogeni, competendo per i siti di attaccamento o le fonti di nutrienti e producendo sostanze antimicrobiche.

Per tutti questi aspetti, non c’è da sorprendersi che in una pletora di stati patologici che vanno dalle malattie gastrointestinali croniche ai disturbi dello sviluppo neurologico, si riscontri un’alterazione nella normale composizione del microbiota, la disbiosi appunto.

Una serie di strategie sono state messe in atto per evitare la progressione di queste malattie e per garantire all’ospite tutte quelle proprietà benefiche che il microbiota può offrire. A seconda del tipo e dello stadio della malattia, è stato considerato lo sviluppo di modulatori del microbioma (ad es. antimicrobici, dietetici, prebiotici o probiotici) volti a modificare la composizione del microbiota dell’ospite, o di soluzioni a base microbica per sostituire alcuni dei microbi difettosi e quindi ripristinare i benefici che erano ad essi associati (ad esempio ceppi commensali specifici, probiotici, comunità microbiche definite, molecole segnale derivate o metaboliti).

Un probiotico efficace dovrebbe avere alcune caratteristiche fondamentali come: resistenza all’aggressione dei succhi gastrici e della bile e quindi la sopravvivenza anche nell’ambiente acido dello stomaco, proprietà adesive verso la mucosa, azione colonizzante e vitale a livello intestinale, capacità di essere riconosciuti dall’organismo ospite come self.

 

 Frutta e calorie: quali sono i frutti meno calorici?

Una dieta sana ed equilibrata, come quella mediterranea, prevede un consumo regolare di verdura e frutta. Molte persone credono, quindi, che questi alimenti non abbiano alcun potere calorico e che possano essere consumati liberamente.

In realtà, questo può essere vero per le verdure, soprattutto quelle di stagione, poiché le calorie sono date principalmente dal condimento che aggiungiamo, come l’olio d’oliva o alcune salse, ma non si può dire lo stesso per la frutta.

La frutta è ricca di zuccheri semplici (fruttosio) e, pertanto, ha un discreto valore calorico. Alcuni frutti contengono meno calorie di altri, ma, in ogni caso, tutta la frutta dovrebbe essere consumata con moderazione (circa tre frutti al giorno, pari a 400-500 grammi). Una raccomandazione valida soprattutto per chi deve tenere sotto controllo il proprio peso o la glicemia.

Pur avendo un discreto tenore calorico, i nutrizionisti consigliano di mangiare frutta tutti i giorni, nelle giuste quantità, poiché è un alimento ad alta densità nutritiva e a bassa densità calorica, è ricca di importanti principi nutritivi e ci regala tanti benefici.

Ad esempio:

La frutta è ricchissima di vitamine che promuovono la salute del nostro organismo, soprattutto la vitamina C e la vitamina E.

È un’importante fonte di antiossidanti, sostanze che servono a stimolare il sistema immunitario e a proteggere le nostre cellule dai danni dell’invecchiamento precoce. Qui puoi trovare una dieta anti-aging gratuita, con menu stagionali calcolati per le tue calorie giornaliere, ricchi di alimenti protettivi che contrastano i radicali liberi e aiutano a rimanere giovane.

Contribuisce a fornire una buona quantità di fibra, sia solubile (contenuta soprattutto nella polpa), sia insolubile (contenuta soprattutto nelle bucce). Entrambi i tipi di fibra apportano dei benefici nostro intestino: la fibra solubile ha un effetto protettivo sulle mucose, mentre quella insolubile favorisce la buona funzionalità dell’intestino stesso.

È ricca di acqua e sali minerali, perciò è utile per favorire l’idratazione dell’organismo e contrastare la ritenzione di liquidi.

È priva di grassi, quindi è un ottimo alimento da consumare nelle diete ipocaloriche.

I 10 frutti freschi che apportano meno calorie per 100 grammi sono: limoni (10 Kcal), cocomero (16 Kcal), melone d’inverno (24 Kcal), pesche (28 Kcal), pompelmo (29 Kcal), prugne gialle (30 Kcal), fragole (30 Kcal), nespole (32 Kcal), arance (33 Kcal).

Questi frutti sono particolarmente adatti a chi ha problemi di peso e deve tenere sotto controllo le calorie che introduce, a chi soffre di diabete o a chi ha la glicemia alta.

La frutta per i diabetici non è un alimento da evitare, l’importante è scegliere i frutti meno zuccherini, fare attenzione alle quantità e selezionare i frutti con un basso indice glicemico.

Nella frutta, l’indice glicemico è influenzato dalla presenza delle fibre (che abbassano il picco glicemico, pertanto meglio mangiare un frutto intero che una spremuta), dalla maturazione (la frutta acerba contiene meno zucchero, per cui è da preferire al suo corrispettivo più maturo) e dal contenuto di acqua (la cottura o la disidratazione della frutta ne determina la perdita di buone quantità di acqua, aumentando quindi la concentrazione di zuccheri).

L’indice glicemico non rappresenta, però, l’unico parametro da valutare, poiché occorre considerare anche il carico glicemico apportato all’intero pasto dai singoli alimenti, frutta compresa. Se un pasto ha già un buon contenuto di carboidrati, è meglio consumare la frutta in un altro momento della giornata, ad esempio come spuntino, e non appena finito il pasto. In alternativa, si possono ridurre le porzioni dei cereali a favore di un frutto di stagione.

Invece, i frutti da evitare, o comunque da consumare moderatamente, per chi ha il diabete sono: fichi, banane, uva, melagrane, cachi e mandarini. Evitare la frutta sciroppata e candita e consumare con moderazione quella secca, come mandorle o noci.

 

La mente ci fa ingrassare

Tutti noi mangiamo per nutrirci e anche perché è piacevole. La fame arriva quando il nostro corpo ha necessità di nutrirsi; a volte però sopraggiunge anche quando non abbiamo bisogno di energia. Spesso non mangiamo spinti dalla nostra volontà o dalla necessità, bensì dalle nostre emozioni.
Si mangia, quindi, anche con il cervello. Può capitare che ci piaccia un cibo perché rievoca un momento felice o che ne rifiutiamo uno perché lo associamo a qualcosa di triste. Il nostro organismo associa, infatti, sapori, odori e sostanze presenti nei cibi a particolari stati d’animo, e mangiare diventa, così, un’attività “cerebrale” più di quanto possiamo immaginare.

Cibo per nutrire lo spirito

A chi non è capitato di mangiare perché era arrabbiato o di consolarsi con della cioccolata in un momento di tristezza? Tutti, almeno una volta, abbiamo mangiato spinti dall’emotività.
Le nostre abitudini alimentari si apprendono fin da piccolissimi. Dal momento in cui un genitore offre per la prima volta una caramella o un biscotto a un bambino per consolarlo o zittirlo, il cibo diventa un modo per nutrire lo spirito. Il cibo è spesso associato a emozioni positive e viene quindi usato per festeggiare occasioni speciali o celebrare ricorrenze, come da convenzioni sociali antichissime. Accettare una fetta di torta di compleanno è d’obbligo, premiarsi con del cioccolato o dei biscotti per un lavoro ben fatto è appagante, bere un bicchiere di vino o di birra con gli amici è divertente.

Fin dai tempi antichi, però, consideriamo il cibo anche come un valido alleato per attenuare la noia e la depressione, o per consolarci nei momenti di tristezza o angoscia. Tutto questo è normale, così come le emozioni stesse, che sono innate e che non possiamo controllare. Non possiamo decidere di non provare più paura, tristezza, rabbia, gioia, appagamento; possiamo però imparare a controllare l’impulso di mangiare, connesso ai nostri sentimenti.

Che cos’è la fame emotiva

Viene definita anche fame nervosa, fame da stress, fame psicologica. Qualunque sia la definizione, una cosa è certa: l’ansia è alla base della fame emotiva e può essere dettata da diversi fattori, come ad esempio preoccupazioni, insoddisfazione, solitudine, noia, rabbia, ecc. Come possiamo riconoscere la fame emotiva? Ecco riportati di seguito alcuni segnali:

– attacchi di fame frequenti, durante i momenti di relax, la sera, e in assenza di particolari ragioni;

– continui spuntini fuori pasto;

– ricerca di pezzetti di formaggio, dolcetti, patatine da divorare senza neanche assaporarli.

Vi riconoscete in questi comportamenti? Quelli descritti sono atteggiamenti che tutti assumiamo, più o meno frequentemente, nel corso della vita. Se questo accade raramente non c’è motivo di preoccuparsi, non soffriamo di fame nervosa!

Quando, allora, la fame emotiva diventa un problema? Il problema si presenta quando non riusciamo più a distinguere i segnali che l’organismo ci invia perché necessita energia da quelli che sono superflui. La fame emotiva può durare da alcuni minuti ad alcune ore, può suscitare la voglia di un cibo specifico o il desiderio generico di mangiare. Questo comportamento si ripete nel tempo fino a diventare automatico e si inizia così ad utilizzare il cibo per gestire tutte le situazioni che ci provocano ansia e stress. Se non ci accorgiamo di questo, diventerà impossibile controllare ciò che mangiamo, a livello di qualità e quantità dei cibi. Questo incide negativamente sul nostro peso, sulla sana alimentazione e sulla salute.

Come combattere la fame emotiva?

Come tutte le cose, anche le emozioni hanno il loro corso naturale: ad esempio un’arrabbiatura arriva violentemente e poi si placa lentamente. Se associate la rabbia, o qualunque altra emozione, al cibo, dovreste cercare di accostarvi agli alimenti prendendo tempo, cercando qualcosa che vi distragga dalla voglia di mangiare e seguendo alcuni consigli.

Mai dopo cena

La fame emotiva ci assale spesso dopo cena e ci porta a mangiare snack e bevande di vario tipo.
Se avete questa abitudine, cercate di cambiare tipo di cibo: preferite carote e gambi di sedano (la cui masticazione richiede tempo e che danno un maggior senso di sazietà perché contengono fibre) e bevete acqua o bevande come tè (classico o verde), caffè (se dopo cena meglio decaffeinato) e bibite anche gassate, ma senza zucchero.

Non mangiate davanti alla TV

Mangiare davanti alla TV è un’abitudine scorretta, che ci distrae da quello che stiamo mangiando perché la nostra attenzione è focalizzata su altro. Mangiamo quindi in modo distratto e spesso veloce, non avvertiamo il senso di sazietà, ingeriamo più di quello che dovremmo e spesso la fame si ripresenta qualche ora dopo.

Nascondete i cibi “pericolosi”

“Lontano dagli occhi, lontano dallo stomaco”: l’organizzazione della cucina (come dimostrato dal Food and Brand Lab della Cornell University) e l’abitudine a tenere a vista solo cibi sani, può aiutarvi a smorzare il desiderio di consumare cibi calorici, dolci o salati e poco salutari.

Ecco alcuni semplici consigli.

Nascondete in frigorifero:

– cibi ricchi di grassi e zuccheri;

– torte, pasticcini, cioccolata, succhi di frutta, salumi.

In dispensa:

– pane, grissini, biscotti, brioches, frutta secca e altri snacks.

Mettete bene in evidenza:

– una grande fruttiera piena di frutti di stagione perché, in caso di fame emotiva, meglio una mela di una barretta di cioccolato! Mangiate lentamente e preferite, quando possibile, frutti da sbucciare, per guadagnare altro tempo;

– carote, sedano, finocchi e altre verdure pronte da mangiare.

Tenete in borsa:

– carote, sedano e frutta;

– una bottiglietta d’acqua, perché un sorso d’acqua può allentare l’impulso di fame.

Questi semplici consigli vi aiuteranno a placare i vostri attacchi di fame nervosa, senza ricorrere a cibi poco sani o ipercalorici.

Fate un po’ di attività fisica: una passeggiata o una corsa vi aiuteranno a liberare la mente dai problemi e ad essere più positivi.

  

Ti ammali spesso? Forse la causa è quello che mangi

L’infiammazione si scatena nell’organismo, di solito, quando il nostro sistema immunitario viene attivato da agenti esterni: batteri, virus, funghi, ecc. È interessante, però, come alcune ricerche scientifiche abbiano dimostrato che l’infiammazione può essere scatenata anche da alcuni cibi.

Ci accorgiamo che il nostro sistema immunitario è stressato dalla frequenza con cui si presentano alcuni segni e sintomi , quali: dolori (es. alle articolazioni , ai muscoli ecc.), stitichezza, diarrea, reflusso gastroesofageo, nausea, stanchezza o spossatezza cronica, insonnia, depressione, stati d’ansia e disturbi dell’umore.

Quando l’infiammazione diventa cronica può essere molto pericolosa, perché a questo fenomeno sono state associate molte patologie anche serie: malattie cardiache, diabete mellito di tipo 2, artrite, depressione, Alzheimer e anche alcune forme di tumori. Inoltre, in caso di infiammazione cronica, si può essere più predisposti all’aumento di peso o, al contrario, alla perdita di peso del tutto involontari.

Uno degli strumenti più potenti per combattere l’infiammazione è l’equilibrata alimentazione, che deve prevedere l’alternanza di tanti cibi diversi. Una dieta varia ci permette infatti di introdurre tante sostanze nutritive differenti, tutte indispensabili all’organismo, per questo non va bene mangiare sempre gli stessi cibi.

Molti studi sperimentali hanno dimostrato che i nutrienti di alcuni cibi o bevande possono avere effetti pro- o anti-antinfiammatori. Quindi, scegliendo i cibi antinfiammatori potremmo essere in grado di ridurre il rischio di sviluppare malattie, mentre assumendo frequentemente quelli pro-infiammatori potremmo accelerare il processo della malattia infiammatoria.

L’iperglicemia acuta causata dall’eccessivo consumo di cibi ad alto indice glicemico (carboidrati trasformati che includono soprattutto farina bianca e zucchero raffinato) e la conseguente risposta insulinica acuta, causano un “sovraccarico” di carboidrati che non riescono ad essere smaltiti efficacemente dall’organismo e ad un aumento della produzione di radicali liberi. Anche un singolo pasto ad alto indice glicemico è stato associato ad un aumento immediato della proteina C-reattiva (una proteina che viene immessa dal fegato nel circolo sanguigno in risposta a processi infiammatori) e delle citochine infiammatorie (che contribuiscono alla proliferazione delle cellule coinvolte nei processi infiammatori e immunitari del corpo).

Nella malattia causata dal coronavirus SARS-CoV-2 , ad esempio, i danni più gravi si osservano in seguito alla cosiddetta tempesta infiammatoria. Nel tentativo di attivare il sistema immunitario contro il virus, il nostro organismo produce una quantità eccessiva di citochine infiammatorie che danno poi origine ai tipici sintomi e disturbi del Covid-19.

Una dieta antinfiammatoria dovrebbe combinare una varietà di alimenti che: sono ricchi di sostanze nutritive, forniscono un’ampia gamma di antiossidanti, contengono grassi monoinsaturi e polinsaturi, non hanno conservati e additivi.

La scelta di carboidrati a basso indice glicemico può migliorare la glicemia postprandiale (dopo il pasto) e ridurre le risposte infiammatorie. Gli alimenti meno elaborati e a basso indice glicemico, infatti, non innescano effetti infiammatori post-prandiali avversi. Questo beneficio è stato attribuito a matrici alimentari più complesse che rallentano la digestione e l’assorbimento dei carboidrati stessi.

Inoltre, è stata osservata una riduzione significativa delle concentrazioni di proteina C reattiva se si aumenta il consumo di fibre (circa 30 g al giorno, ma anche mangiare soli 5 g di fibre in più al giorno può essere utile). Un altro vantaggio di una dieta ricca di fibre è la composizione del microbiota intestinale più favorevole, che riduce l’infiammazione sia intestinale che sistemica. Per di più, mangiare tante fibre fa aumentare la produzione di acidi grassi a corta catena, che riducono notevolmente il rischio delle malattie mediate dall’infiammazione, come quelle cardiovascolari, il diabete di tipo 2, il cancro e l’obesità. Così come le fibre, anche gli acidi grassi a corta catena influenzano positivamente il mantenimento di alcuni ceppi batterici del microbiota intestinale importanti per l’integrità della mucosa intestinale e per la corretta assimilazione dei nutrienti.